Renato Olmi. Una leggenda cremasca
Ci sono giocatori che appartengono alla storia di una squadra e altri che finiscono per rappresentare qualcosa di più: un’epoca, una città, un modo di vivere il calcio.
Renato Olmi appartiene a questa seconda categoria.
Cresciuto calcisticamente a Crema e approdato giovanissimo alla maglia nerobianca, Olmi iniziò proprio dall’AC Crema il percorso che lo avrebbe condotto ai vertici del calcio italiano. Centromediano moderno per la sua epoca, dotato di grandi qualità atletiche e tecniche, dopo le esperienze con Cremonese e Brescia arrivò all’Ambrosiana-Inter, entrando a far parte di una delle squadre più importanti del calcio italiano degli anni Trenta, accanto a campioni come Giuseppe Meazza.
Con i nerazzurri conquistò due scudetti, nelle stagioni 1937-38 e 1939-40, e la Coppa Italia 1938-39. La sua carriera lo portò anche alla Juventus e, soprattutto, alla maglia azzurra: Vittorio Pozzo lo convocò nella Nazionale italiana che in Francia conquistò il Campionato del Mondo del 1938, il secondo titolo mondiale consecutivo dell’Italia. Olmi avrebbe poi collezionato tre presenze con la Nazionale maggiore.
Dopo aver conosciuto il grande calcio, tornò là dove tutto era cominciato. Vestì nuovamente la maglia del Crema nel dopoguerra, chiudendo così idealmente il cerchio di una carriera iniziata e conclusa in nerobianco.
L’“angelo” del calcio cremasco
Ma la storia di Renato Olmi non è soltanto la storia dei suoi successi sportivi.
Abbandonato dalla madre in fasce e affidato a una famiglia cremasca, trovò a Crema la propria casa e nel calcio una straordinaria possibilità di riscatto. Dal calcio cittadino arrivò fino alla Serie A e alla Nazionale campione del mondo: una vicenda personale che rende il suo percorso ancora più significativo e che nel tempo ne ha fatto uno dei simboli dello sport cremasco.
Era soprannominato “l’angelo”: un’immagine legata al suo aspetto, ai capelli biondi e agli occhi azzurri, ma anche alle caratteristiche atletiche di un giocatore capace di distinguersi per l’elevazione e il gioco aereo.
Nel ruolo di centromediano seppe imporsi ai massimi livelli in una fase storica straordinaria per il calcio italiano. Una ricostruzione della sua figura lo indica tra i più importanti centrocampisti italiani degli anni Trenta e Quaranta e tra gli interpreti del calcio sviluppato dalla Nazionale di Vittorio Pozzo.
Dal Crema al tetto del mondo. E ritorno.
È probabilmente questo il tratto che rende Olmi così importante per AC Crema 1908.
La sua non è soltanto la storia di un grande calciatore che, a un certo punto della propria carriera, ha indossato la maglia nerobianca. È la storia di un ragazzo cresciuto calcisticamente a Crema che da Crema è partito per raggiungere il massimo livello possibile e che, dopo averlo raggiunto, ha scelto di tornare.
Per un Club che ancora oggi considera la formazione dei giovani uno dei propri compiti fondamentali, la vicenda di Olmi conserva quindi un valore particolare: dimostra quanto lontano possa condurre un percorso iniziato sui campi della propria città.
La memoria del campione continua a vivere anche nei luoghi e nei simboli del Club. Nel 2015 A.C. Crema 1908 gli dedicò simbolicamente la maglia numero 5 e intitolò a Renato Olmi la Curva Nord dello Stadio Giuseppe Voltini, legando definitivamente il suo nome alla casa del calcio nerobianco.
Una storia da tramandare
A.C. Crema 1908 ha scelto di custodire la memoria di Renato Olmi non soltanto attraverso i simboli, ma trasformandola in un’occasione di cultura sportiva.
Alla sua vicenda umana e calcistica è dedicato il volume “Renato Olmi. La leggenda del calcio cremasco”, scritto dal giornalista Roberto Bettinelli e realizzato anche attraverso il patrimonio documentale e i ricordi messi a disposizione dalla famiglia.
Il libro ricostruisce una storia che attraversa il calcio cremasco e quello italiano e restituisce il ritratto di un uomo capace di passare da un’infanzia difficilissima al titolo di campione del mondo.
La pubblicazione venne presentata nel 2016, nell’anno di Crema Città Europea dello Sport, anche attraverso iniziative rivolte alle scuole: una scelta coerente con l’intento del Club di trasformare la memoria di Olmi in un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni. Alla presentazione pubblica partecipò anche Bruno Pizzul.
Il volume è consultabile presso la Biblioteca di Crema, il Museo Civico di Crema e del Cremasco e la sede di A.C. Crema 1908.
Altri campioni della storia nerobianca
Renato Olmi occupa un posto speciale nella memoria del Club, ma la storia dell’AC Crema è stata attraversata da molti calciatori che hanno lasciato il proprio segno dentro e fuori dal campo.
Tra questi Alessio Tacchinardi, cresciuto nel calcio cremasco prima di costruire una lunga carriera con la Juventus e la Nazionale italiana, e altri protagonisti appartenenti a epoche differenti della storia nerobianca, come Bruno Mazza, Vincenzo Bruschieri, Gianni Meanti, Giacomo Ferri e Riccardo Ferri.
Storie e generazioni diverse, accomunate da un legame con Crema e con la sua tradizione calcistica.
Ma quella di Renato Olmi rimane una storia difficilmente replicabile: partire dal Crema, raggiungere la Serie A, diventare campione del mondo e tornare infine a vestire la maglia nerobianca.
Per questo Renato Olmi non rappresenta soltanto una pagina prestigiosa negli oltre cento anni di storia dell’AC Crema. È uno dei punti in cui la storia del Club, quella della città e la grande storia del calcio italiano si incontrano.
